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Oratorio San Francesco

Venaria Reale (TO) - oratorio@sanfrancescovenaria.it

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claudio durando

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che aspetti?!?!

falla anche tu!!!

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April 11

Pasqua

Dalla Parola del giorno Gv 20,1-9
Egli doveva risuscitare dai morti.
 
Voglia di camminare

Coraggio, gente!
La Pasqua ci dice
che la nostra storia ha un senso,
e non è un mazzo di inutili sussulti.
Che quelli che stiamo percorrendo
non sono sentieri ininterrotti.
Che la nostra esistenza personale
non è sospesa nel vuoto
né consiste in uno spettacolo senza rete.
Precipitiamo in Dio.
In lui viviamo,
ci muoviamo ed esistiamo.

Coraggio, gente!
La Pasqua vi prosciughi
i ristagni di disperazione
sedimentati nel cuore.
E, insieme al coraggio di esistere,
vi ridia la voglia camminare.
(Tonino Bello)

Quando ti imbatti in una cosa bella, la racconti. 
E quando ti imbatti in una cosa vera, la dici. 
E se hai capito che la storia di Gesù
ha illuminato il cammino del mondo e dell'uomo 
dandogli senso, allora lo racconti.
Non puoi farne a meno.
E se l'incontro con Gesù ha cambiato la tua esistenza 
dandole forza, direzione, senso, 
allora inviti gli amici a condividerla. 
                                                                                           (B. Maggioni)

 

 

Sabato Santo

Dalla Parola del giorno Mt 28,1-10
“È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”.

 

Perche' le persone gridano quando sono arrabbiate?

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli: "Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?"
"Gridano perché perdono la calma" rispose uno di loro. "Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?" disse nuovamente il pensatore.
"Bene, gridiamo perché desideriamo che l'altra persona ci ascolti" replicò un altro discepolo. E il maestro tornò a domandare:
"Allora non è possibile parlargli a voce bassa?" Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò: "Voi sapete perché si grida contro un'altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l'uno con l'altro. D'altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché? Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l'amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E' questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano."
Infine il pensatore concluse dicendo:
"Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare."

 

April 10

Venerdì Santo

Dalla Parola del giorno Gv 18,1-19,42
"Tutto è compiuto". E, chinato il capo, spirò.

 

Alla fine dei tempi
Alla fine dei tempi, miliardi di persone furono portate su di una grande pianura davanti al trono di Dio. Molti indietreggiarono davanti a quel bagliore. Ma alcuni in prima fila parlarono in modo concitato. Non con timore reverenziale, ma con fare provocatorio.
"Può Dio giudicarci? Ma cosa ne sa lui della sofferenza?", sbottò una giovane donna. Si tirò su una manica per mostrare il numero tatuato di un campo di concentramento nazista. "Abbiamo subìto il terrore, le bastonature, la tortura e la morte!"
In un altro gruppo un giovane nero fece vedere il collo. "E che mi dici di questo?", domandò mostrando i segni di una fune. "Linciato. Per nessun altro crimine se non per quello di essere un nero".
In un altro schieramento c'era una studentessa in stato di gravidanza con gli occhi consumati. "Perché dovrei soffrire?", mormorò. "Non fu colpa mia".
Più in là nella pianura c'erano centinaia di questi gruppi. Ciascuno di essi aveva dei rimproveri da fare a Dio per il male e la sofferenza che Egli aveva permesso in questo mondo.
Come era fortunato Dio a vivere in un luogo dove tutto era dolcezza e splendore, dove non c'era pianto né dolore, fame o odio. Che ne sapeva Dio di tutto ciò che l'uomo aveva dovuto sopportare in questo mondo? Dio conduce una vita molto comoda, dicevano.
Ciascun gruppo mandò avanti il proprio rappresentante, scelto per aver sofferto in misura maggiore. Un ebreo, un nero, una vittima di Hiroshima, un artritico orribilmente deformato, un bimbo cerebroleso. Si radunarono al centro della pianura per consultarsi tra loro. Alla fine erano pronti a presentare il loro caso. Era una mossa intelligente.
Prima di poter essere in grado di giudicarli, Dio avrebbe dovuto sopportare tutto quello che essi avevano sopportato. Dio doveva essere condannato a vivere sulla terra.
"Fatelo nascere ebreo. Fate che la legittimità della sua nascita venga posta in dubbio. Dategli un lavoro tanto difficile che, quando lo intraprenderà, persino la sua famiglia pensi che debba essere impazzito. Fate che venga tradito dai suoi amici più intimi. Fate che debba affrontare accuse, che venga giudicato da una giuria fasulla e che venga condannato da un giudice codardo. Fate che sia torturato. Infine, fategli capire che cosa significa sentirsi terribilmente soli. Poi fatelo morire. Fatelo morire in un modo che non possa esserci dubbio sulla sua morte. Fate che ci siano dei testimoni a verifica di ciò".
Mentre ogni singolo rappresentante annunciava la sua parte di discorso, mormorii di approvazione si levavano dalla moltitudine delle persone riunite.
Quando l'ultimo ebbe finito ci fu un lungo silenzio. Nessuno osò dire una sola parola. Perché improvvisamente tutti si resero conto che Dio aveva già rispettato tutte le condizioni.

 

April 09

Giovedì Santo

Dalla Parola del giorno Gv 13,1-15
Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri.
Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.

 

Tu avresti fatto la stessa scelta che ho fatto io?
 
Ad una cena di beneficenza per una scuola che cura bambini con problemi di apprendimento, il padre di uno degli studenti fece un discorso che non sarebbe mai più stato dimenticato da nessuno dei presenti. Dopo aver lodato la scuola ed il suo eccellente staff, egli pose una domanda:  'Quando non viene raggiunta da interferenze esterne, la natura fa il suo lavoro con perfezione. Purtroppo mio figlio Shay non può imparare le cose nel modo in cui lo fanno gli altri bambini. Non può comprendere profondamente le cose come gli altri. Dov'è il naturale ordine delle cose quando si tratta di mio figlio?
 Il pubblico alla domanda si fece silenzioso.
Il padre continuò: “Penso che quando viene al mondo un bambino come Shay, handicappato fisicamente e mentalmente, si presenta la grande opportunità di realizzare la natura umana e avviene nel modo in cui le altre persone trattano quel bambino.”
 
A quel punto cominciò a narrare una storia:  
Shay e suo padre passeggiavano nei pressi di un parco dove Shay sapeva che c'erano bambini che giocavano a baseball.
Shay chiese: “Pensi che quei ragazzi mi faranno giocare?”
Il padre di Shay sapeva che la maggior parte di loro non avrebbe voluto in squadra un giocatore come Shay, ma sapeva anche che se gli fosse stato permesso di giocare, questo avrebbe dato a suo figlio la speranza di poter essere accettato dagli altri a discapito del suo handicap, cosa di cui Shay aveva immensamente bisogno.
Il padre si Shay si avvicinò ad uno dei ragazzi sul campo e chiese (non aspettandosi molto) se suo figlio potesse giocare. Il ragazzo si guardò intorno in cerca di consenso e disse: “Stiamo perdendo di sei punti e il gioco è all'ottavo inning. Penso che possa entrare nella squadra: lo faremo entrare nel nono”.
Shay entrò nella panchina della squadra e con un sorriso enorme, si mise su la maglia del team. Il padre guardò la scena con le lacrime agli occhi e con un senso di calore nel petto. I ragazzi videro la gioia del padre all'idea che il figlio fosse accettato dagli altri.
Alla fine dell'ottavo inning, la squadra di Shay prese alcuni punti ma era sempre indietro di tre punti. All'inizio del nono inning Shay indossò il guanto ed entrò in campo. Anche se nessun tiro arrivò nella sua direzione, lui era in estasi solo all'idea di giocare in un campo da baseball e con un enorme sorriso che andava da orecchio ad orecchio salutava suo padre sugli spalti
 
Alla fine del nono inning la squadra di Shay segnò un nuovo punto: ora, con due out e le basi cariche si poteva anche pensare di vincere e Shay era incaricato di essere il prossimo alla battuta. A questo punto, avrebbero lasciato battere Shay anche se significava perdere la partita?
Incredibilmente lo lasciarono battere.
Tutti sapevano che era una cosa impossibile per Shay che non sapeva nemmeno tenere in mano la mazza, tantomeno colpire una palla. In ogni caso, come Shay si mise alla battuta, il lanciatore, capendo che la squadra stava rinunciando alla vittoria in cambio di quel magico momento per Shay, si avvicinò di qualche passo e tirò la palla così piano e mirando perché Shay potesse prenderla con la mazza. Il primo tirò arrivò a destinazione e Shay dondolò goffamente mancando la palla.
Di nuovo il tiratore si avvicinò di qualche passo per tirare dolcemente la palla a Shay. Come il tiro lo raggiunse Shay dondolò e questa volta colpì la palla che ritornò lentamente verso il tiratore. Ma il gioco non era ancora finito. A quel punto il battitore andò a raccogliere la palla: avrebbe potuto darla all' uomo in prima base e Shay sarebbe stato eliminato e la partita sarebbe finita.
Invece... Il tiratore lanciò la palla di molto oltre l'uomo in prima base e in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla. Tutti dagli spalti e tutti i componenti delle due squadre incominciarono a gridare: “Shay corri in prima base! Corri in prima base!” Mai Shay in tutta la sua vita aveva corso così lontano, ma lo fece e così raggiunse la prima base.
Raggiunse la prima base con occhi spalancati dall'emozione. A quel punto tutti urlarono: “Corri fino alla seconda base!”. Prendendo fiato Shay corse fino alla seconda trafelato. Nel momento in cui Shay arrivò alla seconda base la squadra avversaria aveva ormai recuperato la palla. Il ragazzo più piccolo di età che aveva ripreso la palla quindi sapeva di poter vincere e diventare l'eroe della partita, avrebbe potuto tirare la palla all'uomo in seconda base ma fece come il tiratore prima di lui, la lanciò intenzionalmente molto oltre l'uomo in terza base e in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla.
Tutti urlavano: “Bravo Shay, vai così! Ora corri!”
Shay raggiunse la terza base perché un ragazzo del team avversario lo raggiunse e lo aiutò girandolo nella direzione giusta. Nel momento in cui Shay raggiunse la terza base tutti urlavano di gioia.
A quel punto tutti gridarono: “Corri in prima, torna in base!!!!” E così fece: da solo tornò in prima base, dove tutti lo sollevarono in aria e ne fecero l'eroe della partita.
“Quel giorno” disse il padre piangendo “i ragazzi di entrambe le squadre hanno aiutato a portare in questo mondo un grande dono di vero amore ed umanità”. Shay non è vissuto fino all'estate successiva. E' morto l'inverno dopo ma non si è mai più dimenticato di essere l'eroe della partita e di aver reso orgoglioso e felice suo padre.. non dimenticò mai l'abbraccio di sua madre quando tornato a casa le raccontò di aver giocato e vinto.
 

April 08

Mercoledì settimana santa

Dalla Parola del giorno Mt 26,14-25
Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito.

 

Una scelta di classe
"Se non me lo lasci fare non potrò andare a scuola! Mi vergognerei troppo... È terribiÌmente importante, mamma!". Elena scoppiò a piangere. Era la sua arma più efficace.
"Uffa, fa' come vuoi..." brontolò la madre, sbattendo il cucchiaino nel lavello. "Sembrerai un mostro. Peggio per te".
In altre 23 famiglie stava avvenendo una scenetta più o meno simile. Erano i ragazzi della Seconda B della Scuola Media "Carlo Alberto di Savoia". Per quel giorno avevano preso una decisione importante. Ma gli allievi della Seconda B erano 25. In effetti, solo nella venticinquesima famiglia, le cose stavano andando in un modo diverso, Elisabetta era un concentrato di apprensione, la mamma e il papà cercavano di incoraggiarla.
Era la quindicesima volta che la ragazzina correva a guardarsi allo specchio.
"Mi prenderanno in giro, lo so. Pensa a Marisa che non mi sopporta o a Paolo che mi chiama 'canna da pesca'... Non aspetteranno altro". Grossi lacrimoni salati ricominciarono a scorrere sulle guance della ragazzina. Cercò di sistemarsi il cappellino sportivo che le stava un po' largo.
Il papà la guardò con la sua aria tranquilla: "Coraggio Elisabetta. Ti ricresceranno presto. Stai reagendo molto bene alla cura e fra qualche mese starai benissimo".
"Sì, ma guarda!". Elisabetta indicò con aria affranta la sua testa che si rifletteva nello specchio, lucida e rosea. La cura contro la leucemia che l'aveva colpita due mesi prima le aveva fatto cadere tutti i capelli.
La mamma la abbracciò: "Forza Elisabetta. Si abitueranno presto, vedrai...".
Elisabetta tirò su con il naso, si infilò il cappellino, prese lo zainetto e si avviò. Davanti alla porta della Seconda B, il cuore le martellava forte. Chiuse gli occhi ed entrò. Quando riaprì gli occhi per cercare il suo banco, vide qualcosa di strano. Tutti, ma proprio tutti, i suoi compagni avevano un cappellino in testa, si voltarono verso di lei e sorridendo si tolsero il cappello esclamando: "Bentornata Elisabetta!".
Erano tutti rasati a zero, anche Marisa cosi fiera dei suoi riccioli, anche Paolo, anche Elena e Giangi e Francesca... tutti. Si alzarono e abbracciarono Elisabetta che non sapeva se piangere o ridere e mormorava soltanto: "Grazie...".
Dalla cattedra, sorrideva anche il professor Donati, che non si era rasato i capelli, perché era pelato di suo e aveva la testa come una palla da biliardo.
 La con-passione è amare con il cuore di Dio.
 
April 07

Martedì settimana santa

Dalla Parola del giorno Gv 13,21-33.36-38
Uno di voi mi tradirà… Non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.
 
 
Questo significa che…
Sono grata per mio marito, che si lamenta,
quando la sua cena non è pronta,
perché è a casa con me.
Per mia figlia, che si sta lamentando, perché deve lavare i piatti,
perché questo significa che è a casa e non per strada.
Per le tasse che pago, perché questo significa che ho un impiego.
Per il caos da pulire dopo una festa,
perché questo significa che sono stata circondata da amici.
Per i vestiti che sono stretti,
perché questo significa che ho abbastanza da mangiare.
Per la mia ombra che mi guarda lavorare,
perché questo significa che sono fuori, al sole.
Per il prato che ha bisogno di essere tagliato,
le finestre che hanno bisogno di essere pulite
e le grondaie che hanno bisogno di essere aggiustate,
perché questo significa che ho una casa.
Per tutte le lamentele che sento sul governo,
perché questo significa che abbiamo libertà di parola.
Per il parcheggio che trovo lontano da casa,
perché questo significa che posso camminare
e che sono stata benedetta con un mezzo di trasporto.
Per la cara bolletta del riscaldamento,
perché questo significa che sono al caldo.
Per la donna che sì seduta dietro di me in chiesa,
che canta stonata, perché questo significa che posso sentire.
Per il mucchio di vestiti da stirare,
perché questo significa che ho vestiti da indossare.
Per la stanchezza e i muscoli che mi fanno male alla fine della giornata,
perché questo significa che ho potuto lavorare duramente.
Per la sveglia che suona presto di mattina,
perché questo significa che sono in vita.
E finalmente, per questa lettera,
perché questo significa che ho amici che stavano pensando a me!
 
 
April 06

Lunedì settimana santa

Dalla Parola del giorno Gv 12,1-11
Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.

 

Passione e risurrezione
Ricordate che la Passione di Cristo termina sempre nella gioia della Risurrezione, così, quando sentite nel vostro cuore la sofferenza di Cristo, ricordate che deve venire la Resurrezione, deve sorgere la gioia della Pasqua. Non lasciatevi mai invadere in tal maniera dal dolore da dimenticare la gioia di Cristo risorto.  (Madre Teresa di Calcutta, Le mie Preghiere)

 

Come vuoi vivere: felice o infelice?

Voi sarete la generazione più disgraziata
che sia mai esistita
se stupidamente entrate nella vita
con il desiderio mostruoso
che noi abbiamo avuto prima di voi:
«Io, io, io, la mia carriera, la mia ricchezza.
Che mi importa degli altri?».
Sarete infelici,
se metterete il vostro benessere
a vostro esclusivo servizio,
indifferenti degli altri.
Sarete invece la più felice generazione
che sia mai esistita nel mondo,
se capirete che soltanto l'amore
è capace di mettere il benessere
al servizio di tutti.
Ma per far questo,
abbiate cura di non vivere neppure un giorno
nella prosperità, nella comodità,
nel benessere, nei piaceri,
senza che il dolore degli altri
sia venuto fino a voi.
(Abbé Pierre)

 

 

Domenica delle Palme

Dalla Parola del giorno Mc 14,1-15,47
La passione del Signore.

 

La storia del pastore e della gabbia vuota
C’era una volta un uomo. Era pastore nella chiesa di un piccolo villaggio.
Una domenica di Pasqua egli si recò in chiesa portando con se una gabbia arrugginita. La collocò vicino al pulpito incurante dello stupore suscitato nei fedeli.
Naturalmente essi se ne chiedevano mentalmente la ragione.
Il pastore, in risposta a quei muti interrogativi cominciò a parlare. “Ieri, stavo passeggiando, quando ho visto un ragazzo con questa gabbia. Nella gabbia c’erano tre uccellini. Tremavano per il freddo e lo spavento.
Ho fermato il ragazzo e gli ho chiesto: “Cos’hai li, figliolo?”
“ Tre vecchi uccelli” mi ha risposto.
“Cosa ne farai?” ho chiesto ancora.
“Li porterò a casa e mi divertirò con loro.” mi ha risposto il giovane con uno sguardo beffardo.
“Li stuzzicherò, e strapperò loro le piume…per sentire più acute le loro grida… li provocherò, li farò litigare… Ah, mi divertirò moltissimo….”.
“Mah, presto o tardi ti stancherai di loro. Allora, cosa farai?”
Oh, a casa ho dei gatti….a loro piacciono gli uccelli…. li darò a loro…
Ho riflettuto, in silenzio per un momento.
“Quanto vuoi per questi uccelli, figliolo?” ho domandato….
Cosa??!! Non vorrà davvero questi uccelli di campo, Signore….Non sono niente di speciale. Non cantano neppure. Non sono neppure belli….!”
“QUANTO?” ho chiesto di nuovo.
Pensando che fossi matto ha sbottato “Dieci euro.”
Non ci ho pensato su neppure un attimo… Ho cercato  il denaro in tasca e l’ho messo nelle mani del ragazzo.
Come un fulmine il giovanotto ha afferrato la banconota ed è sparito .
Io, ho preso la gabbia, con delicatezza l’ho portata in un prato con alberi e fiori ed erbe e apertala, con gentilezza ho lasciato liberi quegli uccelli.
Ecco perché ho questa gabbia vuota”.
Terminata questa spiegazione, il pastore cominciò a raccontare questa storia…
“Un giorno, Satana e Gesù stavano conversando… Satana era appena tornato dal giardino dell’Eden. Era pieno di boria e gonfio di superbia.
“Si, Signore, ho appena catturato l’intera umanità. Ho usato una trappola che sapevo non avrebbe trovato resistenza. Ho usato un’esca che sapevo ottima.
Li ho presi tutti!”
“Cosa farai con loro?” chiese Gesù.
Rispose Satana:” Oh, mi divertirò con loro! Gli insegnerò come sposarsi e divorziare, come odiare e farsi male a vicenda, come bere fumare e bestemmiare. Gli insegnerò a fabbricare armi da guerra, fucili e bombe… e ad ammazzarsi fra loro…
Mi divertirò un mondo….!”
“E poi? quando avrai finito di giocare con loro, cosa ne farai?” chiese Gesù.
“Oh, li ucciderò!” esclamò Satana con superbia.
“Quanto vuoi per loro?” chiese Gesù.
“Ma va!!! Non la vorrai veramente questa gente. Non sono per niente buoni, sono cattivi. Li prenderai e ti odieranno. Ti sputeranno addosso, ti bestemmieranno e ti uccideranno. No. Non puoi volerli…..”
“QUANTO?” chiese di nuovo Gesù.
Satana Lo guardò e sogghignando disse:
“Tutto il tuo sangue, tutte le tue lacrime e la tua vita”.
Gesù disse: “AFFARE FATTO!” . E poi pagò il prezzo.
Nella chiesa il silenzio era assoluto. Il pastore prese la gabbia e, lentamente, lasciò il pulpito.
 
 
 
 

Una Croce...

Il legno della Croce,
quel "legno del fallimento",
è divenuto il parametro vero
di ogni vittoria.
Gesù ha operato più salvezza
con le mani inchiodate sulla Croce,
che con le mani stese sui malati.
Donaci, Signore,
di non sentirci costretti
nell'aiutarTi a portare la Croce,
di aiutarci a vedere
anche nelle nostre croci
e nella stessa Croce
un mezzo per ricambiare
il Tuo Amore,
aiutaci a capire
che la nostra storia crocifissa
è già impregnata di resurrezione.
Se ci sentiamo sfiniti, Signore,
è perché, purtroppo,
molti passi li abbiamo consumati
sui viottoli nostri e non sui Tuoi,
ma proprio i
nostri fallimenti
possono essere la salvezza
della nostra vita.
La Pasqua è la festa
degli ex delusi della vita,
nei cui cuori all'improvviso
dilaga la speranza.
Cambiare è possibile,
per tutti e sempre!

(Tonino Bello)

 

April 04

Sabato quinta settimana di quaresima

Dalla Parola del giorno Gv 11,45-56
Gesù doveva morire per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.

 

Chi invitare ad entrare?
Una donna stava innaffiando il giardino della sua casa quando vide tre vecchietti con i loro anni di esperienza che stavano di fronte al suo giardino. Ella non li conosceva e disse:'Non mi sembra di conoscervi, ma dovrete essere affamati. Vi prego, entrate in casa così che mangiate qualcosa.' Essi domandarono: 'Non c'è l'uomo di casa?' - 'No,' rispose lei, 'non è in casa'. - 'In tal caso, non possiamo entrare' dissero. All'imbrunire, quando il marito rincasò, ella gli raccontò tutto ciò che le era capitato. - 'Allora, di' loro che son rientrato e, dunque, invitali pure ad entrare!'La donna uscì per invitare i tre uomini a casa. - 'Non possiamo entrare tutti e tre insieme in una casa', spiegaronoi vecchietti. - 'Perché?', volle sapere lei. Uno degli uomini indicò uno dei suoi amici e spiegò: 'Il suo nome è Ricchezza'. Subito dopo indicò l'altro. 'Il suo nome è Successo' 'ed io mi chiamo Amore.' 'Adesso va' dentro e decidi con tuo marito quale di noi tre desiderate invitare a casa vostra.'
La donna entrò in casa e raccontò a suo marito tutto ciò che i tre uomini le avevano detto. Lui si rallegrò e disse: 'Che bello!'. 'Se è così, allora invitiamo Ricchezza,' 'che venga, e riempia la nostra casa!' Sua moglie non era d'accordo: 'Caro, perché non invitiamo Successo?'
La figlia della coppia stava ascoltando dall'altra parte della casa ed entrò di corsa. 'Non sarebbe meglio far entrare Amore?' 'Così la nostra famiglia sarebbe piena di amore:' 'Prendiamo in considerazione il consiglio di nostra figlia', disse il marito alla moglie. 'Va' fuori ed invita Amore perché sia nostro ospite.' La moglie uscì e chiese loro: Chi di voi è Amore?' 'Che venga, per favore, e sia il nostro invitato. Amore si sedette sulla sua sedia e cominciò ad avanzare in direzione della casa. Anche gli altri due si alzarono e lo seguirono. Alquanto sorpresa, la signora chiese a Ricchezza e a Successo: 'Io ho invitato solo Amore: perché venite anche voi?' I tre replicarono insieme: - 'Se avessi invitato Ricchezza o Successo gli altri due sarebbero rimasti fuori, ma giacché hai invitato Amore, laddove egli vada, noi andiamo con lui.' Laddove c'è amore, c'è anche ricchezza e successo.
 
April 03

Venerdì quinta settimana di quaresima

Dalla Parola del giorno Gv 10,31-42
Cercavano allora di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani.

 

IL TELEVISORE
Un bambino pensando una preghiera, disse così:
“Signore questa notte ti chiedo una cosa speciale… Trasformami in una televisione, così che io possa occupare il suo posto. Mi piacerebbe vivere come vive la televisione di casa mia.In altre parole avere una stanza speciale per riunire tutti i membri della mia famiglia attorno a me.
Essere preso sul serio quando parlo. Fa che io sia al centro dell’attenzione così che tutti mi prestino ascolto senza interrompermi né discutere. Mi piacerebbe provare l’attenzione particolare che riceve la televisione quando qualcosa  non funziona…   E tener compagnia a mio papà quando torna a casa, anche quando è stanco dal lavoro. E che mia mamma, al posto di ignorarmi, mi cerchi quando è sola e annoiata. E che i miei fratelli e sorelle litighino per poter stare con me…   E che possa divertire tutta la famiglia, anche se a volte non dica niente. Mi piacerebbe vivere la sensazione di chi tralascia tutto per passare alcuni momenti al mio fianco. Signore non ti chiedo molto. Solo vivere come vive qualsiasi televisione.”
“Da recenti sondaggi fatti negli ultimi anni sui bambini dell’occidente è stato scoperto che un bambino su cinque soffre di depressione: PER ECCESSO DI PROTEZIONE e PER SOLITUDINE..Ascoltiamo i bisogni dei nostri bambini,aiutiamoli a vivere in un mondo migliore.."

 

 

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vai a...

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